storia alternativa

I Maya e il gioco della palla

In Pietra e sangue avete conosciuto l'impero di Teotihuacan, un potente impero Maya la cui potenza e influenza furono paragonabili a quelle dell'antica Roma. Ebbe il suo periodo di massimo splendore tra il 150 e il 450, poi il suo potere andò scemando fino a svanire, soppiantato probabilmente dai Toltechi.
Nella nostra finzione l'impero non è mai caduto, anzi ha inglobato anche altre civiltà mesoamericane, ed è questo il motivo per cui in Ucrònia potrete trovare riferite ai Maya anche caratteristiche legate invece a civiltà successive. Ad esempio il nome del gioco della palla usato nel racconto, Ullamaliztli, è in realtà il nome che gli veniva dato dagli Aztechi, nonché quello con cui è più conosciuto al giorno d'oggi. Per i Maya il nome era Plitz. La versione moderna del gioco, che viene ancora giocato in Messico a livello non agonistico, è Ulama.


Gioco della palla Maya

Non sono note le regole del gioco nell'antichità, quindi quelle usate nel racconto sono un mix di quel poco che si è riuscito a intuire e quelle dell'Ulama.
La palla era di gomma e poteva arrivare a pesare anche quattro chili. Nella versione più diffusa i giocatori potevano colpirla solo con le anche, nella nostra versione è valida qualsiasi parte del corpo tranne mani e piedi.
Le regole erano simili a quelle della pallavolo: la palla andava ribattuta dalle due squadre da una parte all'altra del campo fino a che una delle due falliva lasciandola cadere o buttandola fuori. Veniva giocato all'interno di lunghi campi delimitati da muri, ai quali nel periodo postclassico i Maya aggiunsero degli anelli di pietra disposti in verticale, facendo diventare il gioco un incrocio tra pallavolo e pallacanestro. Il più grande campo da gioco rinvenuto, a Chichen Itzá, è lungo 166 metri e largo 68.


nave vichinga
Campo da gioco di Chichen Itzá

Ci sono testimonianze che indicano che il gioco della palla venisse usato come sostituto della guerra e in generale come metodo alternativo di risolvere i conflitti. In effetti poteva diventare anche parecchio sanguinoso, per via della durezza e della pesantezza della palla.
Presso i Maya aveva anche una valenza religiosa, e nella loro mitologia sono presenti molti riferimenti al Plitz, al punto che i campi erano considerati luoghi di confine tra la vita e la morte.


Ullamalitzli
Bassorilievo rappresentante il sacrificio di un giocatore

Ci sono prove di legami tra il gioco e i sacrifici umani, ma non è chiara la loro natura. Pare che alcune partite opportunamente pilotate vedessero l'invariabile sconfitta di una squadra composta da prigionieri di guerra, che venivano quindi sacrificati. In altri casi, dopo le partite rituali, veniva tagliata la testa al capitano di una delle due squadre, ma non si è ancora riusciti a scoprire se fosse quello della squadra perdente o vincente. In effetti nella cultura Maya il sacrificio rituale era l'inizio del percorso per diventare una divinità, quindi è possibile che il premio per la vittoria fosse il sacrificio visto come un modo per avvicinarsi agli dei. Noi abbiamo scelto per il nostro racconto quest'ultima ipotesi.


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